A passage to India: il triangolo d’oro.

Category: Agora turismo Insight Published on 15 April 2015
Written by Super User

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di B.L.
Per quanto abbiate letto e sentito raccontare, l'esperienza di un viaggio in India non si può trasmettere appieno se non vivendola direttamente, assaporando con tutti i sensi ogni luogo, ogni angolo, ogni paesaggio. Un mondo straordinariamente antico che conserva millenni di storia, di arte e di cultura che convive, in un’assurda dissonanza, con uno moderno, coi suoi bellissimi edifici in stile vittoriano e gli avveniristici grattacieli di vetro delle principali città. Macchine, risciò e motorini con il rumore assordante dei clacson per segnalare il loro diritto di precedenza, condividono le strade con le mucche che, insensibili al caos che le circonda, incedono pacificamente o addirittura si mettono a riposare. Gli odori di cibo mescolati alle fragranze dell’incenso, il colore vivace degli splendidi sari delle donne al lavoro nei campi, i loro visi espressivi, i loro sguardi profondi, le cantilene dei bambini che giocano, il tutto permeato da un particolare misticismo e da una forte religiosità che rappresenta una presenza costante e indispensabile nella vita di milioni di indiani.
Formato dalle città di Delhi, Jaipur e Agra, il Triangolo d’Oro rappresenta la perfetta introduzione alla conoscenza della zona settentrionale dell’India.
DHELI. Imperdibile una passeggiata nell’antica città attraverso un affascinante e pittoresco dedalo di viuzze, un susseguirsi colorato e vivace di botteghe e bazaar che conduce alla Jama Masjid, una delle più grandi moschee del mondo, edificata nel 1650, e a Rajghat, dove venne cremato “il Mahatma Gandhi”. Nella città “nuova”, NEW DELHI, progettata e costruita dagli inglesi nel 1920 e caratterizzata da ampi viali e spettacolari verdi parchi e giardini, meritano una visita gli edifici governativi tra i quali il palazzo del Parlamento, l'India Gate e il Palazzo del Presidente. Altri gioielli sono il Kutab Minar, una torre commemorativa del X secolo che fu voluta dal primo conquistatore musulmano di Dheli, Qutub ud-din Aibak, oggi vero e proprio simbolo cittadino, e il complesso di Qutub Minar, il Mausoleo dell’imperatore Humayun, primo grande esempio dell'architettura Moghul.

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JAIPUR. Fondata dal re astronomo Sawai Jai Singh II e costruita secondo i Shilpa Shastra, l'antico trattato indù sull'architettura e la scultura, è conosciuta come la “città rosa". Capoluogo del Rajasthan, nodo commerciale e turistico di prim'ordine, è oggi un centro di almeno 1.300.000 persone, sito in un'area semidesertica. Jaipur colpisce perché è architettonicamente ordinata secondo precise geometrie. Famosa per i suoi edifici in arenaria rosa, pare che l’affascinante appellativo derivi però da un episodio del 1876, quando Jaipur fu ridipinta di rosa, colore simbolo di accoglienza per gli indiani, in occasione della visita del principe Alberto di Inghilterra. Degni di nota, l'Osservatorio, ricco di strumenti d'eccezionale grandezza e dove si trova il "Sancrat" (il Principe della Meridiana), il Palazzo del Vento, probabilmente l’edificio più fotografato di Jaipur per la sua architettura elaborata e fantasiosa ma, allo stesso tempo, limpido esempio d'arte orientale costruito anch'esso con la "pietra del deserto", ed il Palazzo del Maharaja risalente al 1570. Estremamente affascinante il Jal Mahal, il palazzo sull’acqua di Jaipur dei cui cinque piani originari, solo l’ultimo e il terrazzo emergono dalle acque quando il lago, il Man Sagar, raggiunge la sua massima profondità. Secondo la tradizione qui furono disperse le ceneri del Mahatma Ghandi. Da non perdere, inoltre, la visita al Forte Amber, a una decina di chilometri da Jaipur, a cui si accede, come vuole la tradizione, comodamente seduti sul dorso di pacifici elefanti bardati a festa per meglio entrare nello spirito dei luoghi. Si accede attraverso il Portale del Sole (Suraj Pol) per entrare nei templi dedicati alla Dea Kali e al Dio Ganesh, nella sala delle udienze adornate di preziosi tappeti, negli appartamenti personali del Mahraja e nel suo Arem, nella meravigliosa sala degli specchi e nella Sukh Niwas, o Sala del Piacere, caratterizzata dalla presenza di un canale dove scorreva l’acqua per raffreddare l’ambiente.

AGRA. Città nella quale i Mughal costruirono i loro più bei monumenti, fu una delle capitali del loro vasto impero ed ogni sovrano cercò di lasciarvi l'impronta del proprio passaggio. La meta principale e il simbolo dell'arte mughal è senza dubbio il Taj Mahal, una delle sette meraviglie al mondo, magnifico sogno in marmo che sorge nel mezzo di un lussureggiante giardino come una perla in una sorta di paesaggio immacolato. Fatto costruire dall'Imperatore Moghul Shahjehan nel 1631 in memoria della moglie Mumtaz Mahal,morta durante il parto del 14mo figlio dopo 17 anni di matrimonio. Per erigere il monumento furono raccolte pietre preziose di ogni tipo, perle, coralli e furono chiamati da tutto il reame 20.00 tra i migliori artigiani, che impiegarono 22 anni per completare questo capolavoro. Altro mausoleo della città, più piccolo e discreto, è quello fatto erigere da Nur Jahan, poetessa persiana, per il padre Itimad Ud Daulah, primo ministro durante l'impero di Jahanghir; altro luogo da non perdere è il forte di Akbar, impreziosito dagli intarsi di corniola e lapislazzuli che creano delle deliziose oasi candide nell'arenaria rossa.
Lungo il tragitto per Jaipur, sosta obbligata per una visita a Fathepur Sikri, la stupenda città fantasma. Costruita interamente in arenaria rossa dal grande Moghul Akbar come sua residenza, fu abbandonata pochi anni dopo per mancanza d’acqua. Con i suoi palazzi ed edifici riccamente scolpiti, è una perla architettonica senza pari.
Un viaggio che lascia il segno, che colpisce l’anima per i paradossi a cui si assiste e che regala al viaggiatore il souvenir più prezioso: il desiderio di riscoprire la propria spiritualità e farla emergere nella quotidianità della propria vita.

Per saperne di più:
www.indiatourismmilan.com

Un particolare ringraziamento all’amico Alessandro Frigeni per la preziosa testimonianza e per la meravigliosa documentazione fotografica.

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